Avere in tavola alimenti provenienti da agricoltura biologica è una scelta in continuo aumento che compiono gli italiani. Nel 2018 quasi 9 connazionali su 10 hanno acquistato almeno un prodotto bio (+8.4 milioni le famiglie acquirenti in soli 7 anni) e la metà di questi consumatori li ha preferiti agli altri almeno una volta a settimana (dati acquisiti dalla Società Italiana di Nutrizione Umana). Questo sistema di produzione è disciplinato dai regolamenti della Comunità Europea n.834/2007 e n.889/2008.
Dal Reg. CE n.834/07 si legge che “la produzione biologica è un sistema globale di gestione dell’azienda agricola e di produzione agroalimentare basato sull’interazione tra le migliori pratiche ambientali, un alto livello di biodiversità, la salvaguardia delle risorse naturali, l’applicazione di criteri rigorosi in materia di benessere degli animali e una produzione confacente alle preferenze di taluni consumatori per prodotti ottenuti con sostanze e procedimenti naturali”, che escludono l’uso di antiparassitari o sostanze chimiche di sintesi e OGM.
Il prodotto biologico è il risultato finale di un rigoroso insieme di metodi di controllo uniforme in tutta l’Unione Europea: questo per garantire lo stesso significato del termine “biologico” in tutta l’UE ed il pieno rispetto di tutti gli obblighi burocratici ed i principi di sostenibilità ambientale e benessere degli animali.
Da luglio 2010 i prodotti di origine biologica devono riportare l’etichetta “Euro-leaf”, ovvero il logo europeo obbligatorio: affinché un prodotto possa essere certificato con il logo, devono essere soddisfatti determinati requisiti, tra cui il fatto che almeno il 95% degli ingredienti di un prodotto che si fregi della classificazione “bio” debbano derivare da agricoltura biologica.
Al fine di controllare che tutti gli operatori della filiera rispettino tale regolamentazione e certificare quindi che i requisiti europei siano soddisfatti, è stato istituito un sistema di controllo per cui almeno una volta all’anno ciascuno di loro – dagli agricoltori agli importatori – viene sottoposto a ispezioni da parte delle specifiche autorità di vigilanza.
I numeri del bio in Italia
Dai dati raccolti dal SINAB (Sistema di Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica) e COLDIRETTI esposti al SANA Restart, salone internazionale del biologico e del naturale, tenutosi dal 9 all’11 ottobre scorso alla Fiera di Bologna, emerge come l’Italia si confermi, nel 2019, il primo Paese in Europa per numero di aziende agricole impegnate nel biologico. Inoltre, le coltivazioni bio viaggiano verso i 2 milioni di ettari.
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L’incidenza della superficie coltivata con metodo biologico nel nostro Paese ha raggiunto nel 2019 il 15,8% della Superficie Agricola Utilizzata (SAU) a livello nazionale e questo posiziona l’Italia di gran lunga al di sopra della media UE, che, nel 2018, si attestava all’8%, ma anche a quella dei principali Paesi produttori come Spagna (10,1%), Germania (9,07%) e Francia (8,06%).
I numeri del biologico in Italia sono cresciuti vedendo 80.643 operatori coinvolti (+2%), quasi due milioni di ettari (+2%) con percentuali a doppia cifra per la Provincia di Trento (+31,3%) e il Veneto (+25,4%). Ma in questa speciale classifica, sottolinea la Coldiretti, a primeggiare sono le regioni del Sud della Penisola con la Sicilia in testa grazie a 370.000 ettari di superfici (e 10.596 unità), seguita dalla Puglia con 266.000 ettari (e 9.380 unità) e dalla Calabria che sfiora i 208.000 ettari (e 10.576 unità). Nel Centro Italia è il Lazio ad avere il primato con il maggior numero di superfici bio, grazie a 144.000 ettari, seguito dalla Toscana (143.000 ettari) con le Marche più staccate a 104.000 ettari. Mentre al Nord il bio si conferma una forte realtà in Emilia Romagna (166.000 ettari) con a ridosso la Lombardia (56.000 ettari) ed il Piemonte (quasi 51.000).Dal report si apprende come a livello regionale in Calabria più di un campo su tre è bio (36,4%) mentre in Sicilia si sfiora il 26% del totale. Percentuali a due cifre al Sud si registrano anche in Puglia (20,7%), Basilicata (21%), Campania (13,1%), Abruzzo (11,4%) e Sardegna (10,2%). Valori alti anche nelle regioni del Centro Italia con il Lazio (23,2%), le Marche (22,2%), la Toscana (21,7%) e l’Umbria (13,9%). Al Nord la maggior incidenza del bio si rileva in Emilia Romagna (15,4%) e in Liguria (11,2%); bene anche Valle d’Aosta e Veneto (6,2%), la Lombardia sfiora il 6% mentre Friuli, Trentino Alto Adige e Piemonte sono ampiamente sopra il 5%.
Da evidenziare però – continua la Coldiretti – come l’Italia sia uno dei maggiori importatori di alimenti biologici da Paesi extracomunitari da dove nel 2019 ne sono arrivati ben 210 milioni di chili (di cui quasi un terzo dall’ Asia), un incremento complessivo del 13,1% delle quantità totali rispetto all’anno precedente.
I cereali, le colture industriali e la frutta fresca e secca sono le categorie di prodotto biologico più importate, con un’incidenza rispettivamente del 30,2%, 19,5% e 17,0%. I tassi di crescita delle importazioni bio più rilevanti si sono avuti per la categoria di colture industriali (+35,2%), di cereali (16,9%) e per la categoria che raggruppa caffè, cacao, zuccheri, tè e spezie (+22,8%).
Occorre dare al più presto seguito alla raccomandazione della Corte dei Conti Europea che invita a rafforzare i controlli sui prodotti biologici importati che non rispettano gli stessi standard di sicurezza di quelli europei. Promuovere i prodotti bio italiani riducendo i volumi delle importazioni, conclude la Coldiretti, fornisce una spinta al raggiungimento degli obiettivi della strategia “Farm to Fork” del New Green Deal Europeo che punta ad avere, entro il 2030, almeno un campo su quattro (il 25%) delle superfici agricole coltivato a bio in Italia, con il conseguente obiettivo di dimezzare l’impiego dei fitofarmaci di sintesi e degli antibiotici, nonché dei fertilizzanti chimici .
A oggi, siamo al 60% dell’obiettivo del New Green Deal, e quindi avanti rispetto alla media dell’Europa.
È del 22 ottobre 2020 la pubblicazione del bando che destina oltre quattro milioni per i progetti di ricerca in tema di agricoltura biologica. In conferenza stampa la ministra delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Teresa Bellanova ha commentato come tale stanziamento sia una sfida importante per un settore solido e in crescita, quello della produzione biologica, che mira al miglioramento e all’innovazione.
Il fine è quello di dare agli operatori biologici prospettive di sviluppo e incentivare gli agricoltori convenzionali alla conversione al biologico, lavorando insieme per il riconoscimento di un adeguato prezzo dei prodotti e condividendo con gli operatori concetti validi per tutto il settore. “Un altro passo di grande importanza dopo i cinque milioni di euro stanziati per favorire la diffusione degli alimenti biologici nelle mense scolastiche. Ricerca e Innovazione sono infatti nel codice genetico dell’agricoltura biologica, che rappresenta la vera agricoltura del futuro, un settore sempre alla ricerca di strategie tecnico-agronomiche innovative, all’avanguardia in tema di sostenibilità delle tecniche produttive.” ha affermato la ministra Bellanova in un comunicato, ripreso anche sulla sua pagina Facebook.
Campagne di informazione rivolte ai consumatori ed iniezioni di fiducia al mercato possono accelerare la realizzazione dell’obiettivo che l’Europa sta chiedendo.
Il mercato bio in Italia
Dal rapporto “BIO in cifre 2020” presentato da ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) emerge come la situazione emergenziale abbia consolidato la spinta che la grande distribuzione organizzata (GDO) sta imprimendo al mercato biologico mostrando un incremento delle vendite nei supermercati dell’11%.
Gli italiani tendono a scegliere sempre più prodotti biologici nel fresco con aumenti del 7,2% per gli ortaggi e del 2,1% per la frutta, e in alcune categorie specifiche come le uova che crescono del 9,7% nelle vendite. Durante il lockdown tutti gli ingredienti necessari per la produzione casalinga di pasta o pizza sono andati a ruba (farine bio +92%, base e pizze +63%).
È stata raggiunta la cifra record di 3,3 miliardi di euro in un anno, facendo salire l’incidenza complessiva del cibo bio sul carrello della spesa degli italiani al 3,6%.
AssoBio (associazione nazionale delle imprese di trasformazione e distribuzione dei prodotti biologici e naturali) fa notare come questi numeri evidenzino che, durante la pandemia, l’interesse e l’orientamento dei consumatori italiani verso i temi del biologico e della tutela ambientale non siano cambiati. A confermare ciò è il progressivo incremento delle famiglie acquirenti: l’88% ha infatti avuto almeno un’occasione di acquisto di un prodotto bio nel 2020.
Ottime anche le performance nell’ e-commerce in cui le vendite di biologico registrano una crescita (+143% rispetto al 2019) superiore a quella ottenuta dalle vendite online di prodotti alimentari in generale (+125%). Dopo il picco improvviso nel periodo del lockdown, le vendite di bio dell’e-commerce continuano a mantenere un considerevole ritmo di crescita degli alimentari, in generale riportando un +182% rispetto allo stesso periodo del 2019.
E l’export bio?
Sul fronte export i dati del 2019 mostrano come le vendite di prodotti agroalimentari italiani bio sui mercati internazionali hanno raggiunto i 2.425 milioni di euro con una crescita del 7% rispetto all’anno precedente. Secondo le stime Nomisma (società che realizza ricerche di mercato e consulenze), nel 2020 l’export di prodotti biologici raggiungerà i 2.619 milioni di euro, con una crescita dell’8% rispetto al 2019.
