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I video attirano pochi click. Meglio i long-form

27 Gennaio 2017 - Marco Boscolo

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«Solo perché i pubblicitari sono disposti a pagare per i video non significa che i lettori abbiano la stessa voglia di vederli». Questo, in estrema sintesi, il succo di un’analisi del comportamento online dei lettori effettuata da Parse.ly, azienda che offre servizi di analisi per il mondo dell’editoria online, e da poco uscita (la si trova sul sito, scaricabile gratuitamente, previa registrazione). In un periodo in cui i media faticano a trovare soluzioni per remunerare in maniera efficace il traffico che riescono a generare, faticando a trovare la strategia migliore per far crescere il proprio pubblico, il team di Parse.ly ha analizzato la risposta dei lettori a quattro tipologie di contenuti, post breve, long-form, video e slideshow, misurando in termini relativi quale sia quello che genera il maggior tempo passato sul contenuto. I risultati sembrano andare in direzione diversa rispetto all’adagio di questi anni, soprattutto sul fronte dell’investimento pubblicitario, per cui sarebbero i video i contenuti che generano il maggior ingaggio. I dati mostrano qualcosa di diverso:

A vincere è di gran lunga il long-form, la forma di racconto giornalistico che ha preso piede negli ultimi anni e che prevede una narrazione lunga, a volte con una forte inclinazione al racconto e la reportage: sono letti 1,8 volte di più rispetto a un post normale sullo stesso sito. Male, invece, proprio il video (0,7 volte), che viene superato anche dai post brevi (0,8 volte). Le gallerie di immagini, invece, sottolineano a Parse.ly sono un metodo che rende molto rispetto al costo per una performance molto buona di 1,3 volte. Numeri crudi, che non dicono della qualità del contenuto che viene pubblicato, se il long-form è solo testo o è un vero oggetto cross-mediale, se si arriva a quei contenuti dall’homepage o da altre fonti. Ma sono un piccolo tassello di ragionamento sul tipo di prodotti che permetteranno a quelli che ci ostiniamo a chiamare giornali a continuare a sopravvivere (oppure no). Una cosa, come scriveva Luca De Biase recentemente, è sicura: non si torna indietro e serve la voglia di progettare qualcosa di nuovo.

 

—

Immagine in apertura e home: No video photography by Leo Reynolds (CC BY-NC-SA 2.0)

Marco Boscolo

science e tech writer, datajournalist. collaboro con Wired e Wired.it, dove ho pubblicato l’inchiesta #doveticuri (finalista ai Data Journalism Award 2013), LeScienze, Radio Città del Capo di Bologna e con la Radio Svizzera Italiana. ho scritto per D di Repubblica, Mente&Cervello, ApogeoOnLine. Linkiesta.it e Nòva e ho collaborato con Radio24 – IlSole24Ore. sono socio di formicablu. seguo il data driven journalism da alcuni anni e oggi uso più fogli excel che social network. insegno datajournalism al master in giornalismo dello IULM di Milano.

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