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Quant’è generosa o severa la tua scuola superiore alla maturità? Tutti i voti, istituto per istituto

23 Luglio 2016 - Davide Mancino

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Questa analisi è stata condotta in collaborazione con “La Stampa”.

Due piccole scuole italiane hanno qualcosa in comune. Una è un liceo classico e si trova in Puglia, nella provincia di Brindisi, l’altra un istituto professionale nel sud della Sardegna – a un passo dal mare. Le unisce il trovarsi ai capi opposti nei risultati degli esami di maturità. In un caso, poco meno di uno studente su cinque si è diplomato con il massimo possibile: 100 e lode. Nell’altro invece tre su cinque hanno concluso gli studi superiori con 60, il voto minimo. Si tratta di due record, molto al di sopra della media. In generale è riuscito ad arrivare al 100 e lode appena lo 0,7% degli studenti, mentre il 9,5% si è diplomato con 60.

Per la prima volta, con il progetto Scuola in chiaro, il MIUR ha reso disponibili statistiche dettagliate sui risultati dell’anno scolastico 2013/2014. I dati, analizzati in collaborazione da datajournalism.it e La Stampta, mostrano i risultati degli esami di maturità per quasi 5 mila scuole superiori di ogni tipo e su tutto il territorio nazionale: tanto che possiamo cercare il luogo in cui abbiamo studiato o dove studiano i nostri figli per capire come sono andate le cose. Da istituti antichi e prestigiosi a piccole scuole di campagna, quanti ragazzi hanno raggiunto il 100 e lode, e quanti invece si sono dovuti accontentare di voti più modesti?

(clicca qui per consultare la mappa a schermo intero)

 

C’è città e città

D’altra parte può essere interessante anche prendere una città e dividere le scuole per tipo, così da capire quali sono stati gli istituti più severi, quali quelli più di manica larga. O, per vederla da un altro angolo, dov’è che risultano più studenti bravi?

Fra i licei classici di Milano, per esempio, il Berchet ha avuto la fetta maggiore di diplomati con 100 e lode, mentre l’Omero quella di ragazzi che hanno preso 60. Se restiamo nella stessa città ma passiamo allo scientifico, in testa per numero di lodi risulta il Salvatore Allende che precede il Leonardo Da Vinci. All’altro lato il Frisi, in cui poco meno di metà dei ragazzi si è invece diplomata con 60.

Se ci spostiamo a Roma troviamo che il liceo classico in cui gli studenti vengono premiati di più è il Giulio Cesare, mentre fra i licei scientifici in testa è il Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II – dove i diplomati con il massimo dei voti sono arrivati quasi al 5% del totale. Lo stesso vale, anche se con intensità minore, anche al Pasteur o al Labriola.

Certo nulla in confronto al liceo classico in provincia di Brindisi che ha avuto la fetta di 100 e lode più ampia del paese. A esso si avvicina soltanto un liceo scientifico nei dintorni di Rimini, oppure altri due licei sempre in Puglia: tutte scuole dove il voto più prestigioso è stato ottenuto da almeno il 15% dei ragazzi che hanno affrontato la maturità. Risultati notevoli, comunque li si voglia interpretare, anche se va tenuto a mente che si tratta di scuole in piccoli comuni e con pochi studenti: e in questi casi una maggiore variabilità nei risultati è inevitabile rispetto agli istituti dei grandi centri.

 

C’è 100 e 100

Eppure non tutti i voti valgono lo stesso: non solo per tipo di scuola, ma persino per area geografica. Il peso di un 100 e lode non è identico in un istituto tecnico o professionale, né al nord rispetto al centro o al sud. Intanto sono proprio i licei – classico in testa – che assegnano più spesso il voto massimo. Al contrario, i diplomati con 60 ricorrono con maggiore frequenza negli istituti professionali – innanzi tutto – e poi in quelli tecnici. Il vantaggio dei licei sembrerebbe mostrare senza ombra di dubbio che le scuole migliori sono proprio quelle, ma la questione è un po’ più complessa.

In fondo i voti sono la combinazione di almeno tre fattori: la condizione economica e sociale del ragazzo, quant’è in gamba il singolo studente oltre che, naturalmente, della generosità del docente nell’esprimere il giudizio. C’è però un altro elemento – nascosto ma altrettanto importante – e cioè la scelta degli studenti al termine delle scuole medie. I più bravi, lo sappiamo, vengono spinti proprio verso i licei, mentre gli altri tendono ad andare verso scuole di altro genere. Gli istituti professionali hanno tutt’altro che un buon nome e così attirano gli studenti peggiori – un circolo virtuoso per alcuni, vizioso per altri. Così non deve sorprenderci troppo se proprio i licei classici, ritenuti generalmente “scuole per bravi”, risultano alla fine avere gli studenti migliori.

Discorso simile vale per le famiglie più benestanti. Moltissime analisi hanno trovato un legame assai stretto fra un reddito elevato e migliori risultati scolastici; ma, di nuovo, sono proprio queste le famiglie che tendono a mandare più spesso i propri ragazzi ai licei. In questo modo otteniamo un sistema molto segmentato, che divide gli studenti e ne influenza i futuri risultati scolastici – in maniera decisiva – già a 14 anni di età.

 

C’è giudizio e giudizio

Neppure i giudizi dei professori appaiono uguali ovunque come potremmo aspettarci. Risulta anzi che nel meridione i 100 e lode sono arrivati con maggior frequenza: se a livello nazionale la media degli studenti che arrivano a questo traguardo si ferma allo 0,7% del totale, nella provincia di Brindisi ne contiamo invece il 2,1%. Varese, d’altra parte, è risultata l’area in cui ce ne sono stati meno – neppure lo 0,1% dei ragazzi, in effetti.

Ma come facciamo a sapere che sono gli insegnanti a essere un po’ più larghi di voti, e non magari gli studenti più bravi che al nord? In realtà è sufficiente confrontare i risultati degli esami di maturità con quelli dei test Invalsi, che misurano le conoscenze dei ragazzi in italiano e matematica. I ragazzi nelle varie aree d’Italia risultano grosso modo alla pari in seconda elementare, ma nel passaggio alle medie e poi alle superiori quelli del settentrione cominciano ad acquisire un vantaggio. Allo stesso tempo nel meridione le conoscenze si allontanano sempre più dalla media nazionale: tanto che in seconda superiore, l’ultimo anno in cui vengono svolti i test, il divario fra le due aree è diventato ormai un ampio fossato a sfavore dei ragazzi del sud. Difficile pensare che in soli tre anni, fino all’esame di maturità, la tendenza s’inverta.

Dunque ci sono ottime ragioni per pensare che siano proprio gli insegnanti del sud a essere più generosi nei propri giudizi. E capire come mai resta ancora una questione del tutto aperta.

Immagine di copertina: Flickr/Tomas Hawk

Davide Mancino

Data journalist, sarcasm expert.

Contributor @ Il Corriere della Sera, La Stampa, L’Espresso et. al.

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