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Vacanze estive: l’Italia è da record

13 Luglio 2016 - Giulia Annovi

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I più fortunati, quelli che non sono stati costretti ad affrontare un esame di passaggio verso un nuovo ciclo scolastico, sono già in vacanza da un mese. Magari hanno già goduto di una settimana di mare o stanno cercando un po’ di refrigerio in piscina.
Ma non è così per tutti. C’è chi all’affacciarsi delle prime giornate di luglio si ritrova ancora sui banchi di scuola per seguire le lezioni, fare i compiti, superare verifiche e interrogazioni. Dopo un giro d’Europa per vedere come varia l’esame di stato, siamo andati a vedere chi fa più vacanze.

A ben guardare, sono circa la metà degli studenti europei che hanno appena assaporato i primi giorni di vacanza. Parliamo degli studenti dei paesi del nord, quelli che godono di un clima più clemente, verrebbe da pensare. E invece no. Anche Spagna e Portogallo sono tardivi nella chiusura delle aule scolastiche.

Possiamo dunque parlare di una disuguaglianza nel diritto alle vacanze tra i giovani cittadini europei? Il computo dei giorni lavorativi, saltati in nome delle vacanze durante l’intero anno scolastico, in media è pari a 78,6 in Europa. Alle estremità dell’intervallo cadono la Svizzera, con 141 giorni di vacanza e i meno generosi Paesi Bassi, che ne concedono solo 55. L’Italia si rivela uno stato abbastanza propenso alle vacanze: occupiamo infatti la sesta posizione nella classifica europea per numero di giorni di vacanze concessi in un anno.

Vacanze di qualità o di quantità?

La vera differenza tra gli stati europei, a cui abbiamo aggiunto anche la Russia, sta nella distribuzione delle vacanze. Non per tutti infatti l’estate coincide con un lungo periodo di vacanza. Per la Svizzera, ad esempio, essa va a coprire solo il 28.5% delle vacanze totali. Per l’Italia invece, che raggiunge con la sua traccia, la parte più estrema del raggio del cerchio, le vacanze estive coprono l’82,6% di tutte le vacanze dell’anno. Tra la fine di una anno scolastico e quello successivo trascorrono infatti 71 giorni.

E infatti, la maggior parte degli Stati presi in esame (11) ha cinque periodi di vacanza che si susseguono con una cadenza più o meno regolare. Sono 8 i Paesi che hanno l’anno scolastico scandito da quattro periodi di vacanza. Meno frequenti (solo tre Stati) hanno sei intervalli durante l’anno. Infine sono tre i Paesi che hanno solo tre momenti  in cui la scuola è sospesa. La prova di resistenza spetta a Italia, Spagna e Portogallo, accomunati da soli tre pause.

«I tempi di vacanza sono vissuti in modo diverso a seconda dell’età del bambino o del ragazzo», spiega Elisabetta Madriz, docente a contratto di Pedagogia Generale presso il Dipartimento degli Studi Umanistici dell’Università di Trieste. La dimensione e la qualità della pausa sono infatti funzionale all’apprendimento. È un momento di sedimentazione dei contenuti, un periodo che richiede tempi diversi a seconda dell’età. «E spesso l’organizzazione delle vacanze rispecchia culture e anche impostazioni pedagogiche differenti». Non sembra dunque essere fondamentale la durata o la frequenza delle vacanze.

Passa il cursore sulla linea blu per vedere quale posizione occupano i diversi Stati. La distanza dal centro indica la percentuale di vacanze estive sull’intero ammontare dei giorni di vacanza.

Le vacanze aumentano il rendimento scolastico

«La vacanza scolastica dovrebbe essere un tempo vacuo, che non coincide con un periodo in cui vi è l’assenza totale di cose da fare», continua Madriz. «La vacanza deve essere popolata di attività da svolgere con ritmi  diversi rispetto alla routine di apprendimento a cui i ragazzi sono abituati durante l’anno scolastico».

Possiamo allora supporre che i popoli più vacanzieri siano anche quelli con minori risultati scolastici? Non esattamente. Confrontando i risultati in matematica e nelle materie letterarie, chi si allontana di più verso destra e verso l’alto nel grafico rappresenta quel paese in cui gli studenti hanno ottenuto i migliori risultati in queste due discipline, secondo il rapporto Pisa 2012 dell’OECD. Le dimensioni delle bolle del grafico, rappresentano invece i giorni di vacanza: più il cerchio è ampio, maggiori sono i giorni di vacanza durante l’anno scolastico. Osservando i dati, non si nota alcuna correlazione tra il numero di giorni di vacanza e i migliori risultati di apprendimento. A dimostrazione di quanto affermato Svizzera e Paesi Bassi, i due estremi dal punto di vista del numero di giorni di vacanza, occupano circa la stessa posizione nel grafico.

«L’esito dell’apprendimento e le modalità di apprendimento sono due cose differenti», commentata Madriz. «I dati che cercano di misurare l’esito dell’apprendimento in realtà sono mediati dalla cultura tipica di ciascuna area geografica,  da approcci disciplinari e scientifici differenti e addirittura dal diverso modo di concepire l’uomo». Corte o lunghe, insomma, le vacanze sono essenziali per l’apprendimento. Servono a vivere un periodo ad altra velocità, lasciando spazio a ritmi e tempi diversi. Ma soprattutto, vanno godute.

 

Giulia Annovi

Data-journalist, scrivo di scienza, medicina e tecnologia.

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